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Menteinsalute ospita il Forum
"Tavolo per la prevenzione della pericolosità sociale"

Nasce il Network delle Associazioni Milanesi per la Salute Mentale che desidera porsi come luogo di conoscenza e scambio interattivo sui temi della salute mentale, aperto a tutte le realtà del territorio.
Il Network promuove ora il primo forum sulla questione del "Tavolo per la prevenzione della pericolosità sociale", che in questi giorno ha suscitato un ampio e acceso dibattito, con l'intento di acquisire conoscenza e confrontare punti di vista differenti, facendo luce su una questione in grado di coinvolgere direttamente tutti gli attori del territorio milanese: operatori, famigliari, utenti e cittadini.
Pubblichiamo quindi i documenti circolati sino ad ora sul tema insieme al forum che permetterà di interfacciarsi per integrare le notizie, commentare, approfondire e avanzare proposte con lo scopo di incoraggiare una discussione aperta e condivisa.
Invitiamo perciò tutti i soggetti interessati a scrivere e a proporre documenti e materiali inediti da condividere, ricordando che tutti i dati sensibili saranno trattati nel rispetto delle leggi sulla privacy.

DOCUMENTI DEL COMUNE
Risposta dell'Assessorato alla Salute:
In merito alla vostra lettera del 4-12-08 relativa alla costituzione del "Tavolo di prevenzione della pericolosità sociale" ci pregiamo rispondere puntualizzando alcune della questioni sollevate così come già fatto a mezzo stampa.
I dati da noi stessi diffusi e più volte pubblicati sui giornali rilevano senza ombra di dubbio che esiste un profondo e diffuso disagio di tipo psichico nella città di Milano che non deve essere ignorato, ma affrontato nelle opportune sedi. Il "Tavolo per la prevenzione della pericolosità sociale" ha solo finalità di carattere scientifico: capire le fragilità psicologiche della città per arrivare a tutelare innanzitutto la salute dei pazienti psichiatrici che troppo spesso non sono seguiti in maniera adeguata. Leggi il documento

- accordo Tavolo Prevenzione Pericolosità Sociale

DOCUMENTI ASSOCIAZIONI
- lettera Campagna SM MI Ass. Landi
- comunicato stampa tavolo Cgil Milano

Menteinsalute.it non si assume alcuna responsabilità sui contenuti pubblicati nel forum in quanto redatti direttamente dagli utenti, i quali ne sono quindi responsabili.

5 Commenti »

  1. 1

    federico dice:

    Salve a tutti io sono un'utente dei servizi psichiatrici di Torino dal 2006 quando a seguito di una crisi psicotica ho infranto una vetrina, sono stato arrestato e dopo essere stato visitato da un medico psichiatra, vista la mia mancanza di collaborazione e il mio rifiuto di andare in ospedale, sono stato incarcerato per un mese, dopodichè sono stato tre mesi in una casa di cura, poi sono stato in due diversi gruppi appartamento, dove mi trovo tuttora. Sono considerato dalla magistratura pericoloso socialmente e per questo motivo dopo due anni e mezzo dal reato e diverse udienze sono ancora sottoposto al regime della libertà vigilata. Ho letto con attenzione la motivazione dell'ultima sentenza e la pericolosità sociale è stata confermata nonostante non si sia più verificato nessun episodio di aggressività da parte mia. Anche la mia psichiatra è rimasta abbastanza sconcertata da questa decisione perchè c'era scritto sulla motivazione che la pericolosità è stata valutata ancora esistente non in base alla gravità del reato, ma a causa della presenza di una patologia psichiatrica ancora in corso. Visto che al convegno si è parlato anche di pericolosità sociale volevo sollevare una questione: è giusto secondo voi che chi commette un'azione aggressiva UNA SOLA VOLTA debba essere bollato come pericoloso per così tanto tempo? Tutto ciò rischia quasi di diventare in alcuni casi una profezia che si autoavvera... Mi piacerebbe saperne di più su quali sono le pratiche che i partecipanti al tavolo sulla pericolosità sociale della regione lombardia vogliono mettere in atto. Se si tratta di prevenzione mi sembra un obiettivo abbastanza ridicolo visto che non credo che uno psichiatra possa leggere nella mente dei suoi pazienti e prevedere quelle che saranno le loro azioni e i loro comportamenti.

  2. 2

    Sergio Manfré dice:

    In qualità di medico in formazione in Psicologia Clinica da diverso tempo lavoro in un servizio psichiatrico milanese. Più che commentare quanto ha detto il Sig. Federico vorrei, in questo ambito, lanciare una provocazione: vorrei dichiararmi un cittadino socialmente pericoloso. La violenza è diffusa nell'uomo ben al di là della patologia psichiatrica ed, in una Milano ai tempi dell'Expo mi sentirei in pericolo non tanto per la presenza in città di pazienti psichiatrici seguiti dai servizi piuttosto per ben altri rischi. Allarmato per come la società si stia dirigendo verso territori in cui circola violenza ovunque e liberamente, molto più al sicuro quando mi trovo di fronte a persone bisognose di cure nel contesto di un'istituzione, esasperato dalle molte difficoltà che insieme a tantissimi altri miei coetanei devo affrontare quotidianamente mi ritengo socialmente pericoloso e invito chiunque lo desideri ad aggiungersi a me nel costituire un elenco di cittadini socialmente pericolosi da far pervenire a chi ritiene di dover fronteggiare un problema correndo il rischio, a parer mio, di sollevare una barriera laddove questa era già stata felicemente abbattuta. Non è forse socialmente più pericoloso un politico inesperto? Sergio

  3. 3

    emanuele dice:

    mi chiamo Emanuele e ho partecipato al convegno su Basaglia e la filosofia del 900; quando sono arrivato si parlava di questo documento sulla pericolosità sociale. Una frase mi ha colpito più di altre: "pericolosi per sè e per gli altri". Questa è proprio l'espressione con cui si istituivano i manicomi con la legge del 1904. Si torna a vedere il malato come un problema di ordine pubblico, altro che convegni su Basaglia. Colgo l'occasione per parlare un po' di me: a partire dal 92 ho avuto diversi episodi schizoidi, sono stato un uditore di voci, ma mi reputo una persona pacifica che partecipa come può alla vita della mia associazione (Arcobaleno Onlus), della mia città(Torino) e della mia repubblica. Certamente ho fatto anch'io le mie cavolate, tra cui un tentativo di impiccagione (mi sono svegliato al reparto psichiatrico Nosocomioiu Pireas in Grecia) ma non sono un cattivo cittadino e la maggior parte dei miei amici "matti" sono delle ottime persone. QUella che è sbaglata è l'equazione "pazzo = pericolo"; secondo me il pericolo viene dalla gente fin troppo normale che per un posteggio, uno sguardo, o il comportamento di un cane "sbrocca completamente" e a volte uccide. Ma questi NON SONO MATTI, sono i prodotti di una società con enormi dislivelli di potere, un'enorme visibilità della violenza e molte altre cose ipocritamente sottaciute che la rendono criminogena. Soluzioni non ne ho se non studiare in privato fenomenologia, esistenzialismo, ermeneutica e trovare chiavi di lettura che forse un giorno esporrò.

  4. 4

    germana agnetti dice:

    Credo che i temi sulla pericolosità sociale che si agganciano e suscitano sentimenti di paura che oscurano la ragione impoverendo diritti e libertà debbano essere dibattuti congiuntamente da operatori e utenti. Invito al proposito guardare il forum lettera aperta sempre in questo sito. A Milano il 22 maggio, all'Istituto Mario Negri, Via La Masa 19, a un passo dalla fermata Bovisa della stazione nord, è organizzato un seminario dal titolo: Salute mentale e società della paura. L'intento di questo seminario è iniziare una riflessione documentata e un dibattito su questi temi in generale, non specificamente sul tavolo della pericolosità sociale che è soltanto una delle applicazioni milanesi di questo clima politico culturale che ora sta investendo anche, ma non solo, la psichiatria

  5. 5

    Zaira dice:

    Sono un genitore di un ragazzo/uomo di 33 anni che ha iniziato ad avere le prime avvisaglie - non riconosciute nè da Lui e poco dal CPS - quanto aveva 22 anni. Ha avuto l' esprienza di 7 - dico sette!!!! - TSO. La vita è stata stravolta dal questa esperienza/malattia. In questi anni lo stato di allontanamento "repulsione" che ha vissuto Lui ed io conseguentemente come genitore è stato forte : è stato come sentirsi dei lebbrosi in mezzo "alla gente comune". Dai medici , se non sollecitati "pesantemente" poco supporto anzi la sensazione di essere una "rompiscatole". Sono utente di una Associazione di mutuo aiuto ed è stata la mia grande salvezza, ho trovato supporto comprensione ed informazione sul modo di apprendere "i diritti" che comunque una persona che soffre di queste problematiche ha "ancora" diritto. Ho frequentato il corso per "Amministratore di Sostegno" che reputo una cosa fatta bene se fatta conoscere a tutti i livelli: partendo dagli ammalati, loro familiari, dal settore pubblico (vedi anagrafe, ospedali etc) in quanto per ora è come parlare arabo di queste cose. Ho partecipato al Seminario del 22 maggio, interessante, tante idee ma bisogna applicarle, far conoscere alla "gente comune" che i problemi del disagio possono capitare a tutti e soprattutto quando meno te lo aspetti e cercare capire la persona ammalata non allontanarla nel rapporto di vita di tutti i giorni. Altra valida "medicina" è il lavoro che lo si trova con sempre tanta difficoltà causa le preclusioni che ci sono nei confronti di questi ammalati. E' spiacevole constatare la "paura", la "perplessità", ed il "rifiuto" che la gente comune ha nei confronti del diverso!!!, ma "da vicino nessuno è normale" dice Olinda: ed è vero !!!!! IO spero nella capacità di riinserimento nella Società di mio Figlio, soprattutto se questa società accetterà le varie diversità sociali, politiche, etiche, religiose ... etc. Cordiali saluti

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