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"FRANCO BASAGLIA E LA FILOSOFIA DEL '900"

Considerando il grande numero di adesioni e il notevole coinvolgimento del pubblico che ha partecipato alla giornata di studi "Franco Basaglia e la filosofia del '900" ci rendiamo conto che, data anche l'ampiezza ed eterogeneità degli interventi ascoltati, non tutti abbiano avuto modo di esprimere i propri commenti e di articolare le proprie domande. Abbiamo quindi deciso di aprire questo spazio on-line che vuole essere ideale prosecuzione del dibattito iniziato ieri e luogo dove far circolare materiali d'interesse. I contributi più originali ed interessanti entreranno a far parte della pubblicazione che seguirà la giornata di studi, in uscita a maggio 2009.

 

11 Commenti »

  1. 1

    franco dice:

    Anzitutto i più vivi complimenti. Vorrei fare una domanda, precisazione. il primo intervento quello della dr del sacco, ha ben chiarito il problema: "è guarito chi paga le tasse", chi è nelle condizioni di vivere una vita fuori dall'assistenzialismo. Quello che potrebbe interessare allora è dare un contributo alla comprensione di un fenomeno così complesso che è il consenso sulle regole e relative deviazioni. Se si concentrassero gli sforzi sui giovani, mi domando, non aumenterebbero le probabilità che qualcuno in futuro paghi le tasse?

  2. 2

    giuseppe dice:

    Aprire strade non battute: è quello che è più difficile. Costruire un punto di riferimento, fermo e indipendente, nella tempesta. Mostrare nei fatti che è possibile non separare un’etica da un lavoro. È possibile sognare e osare e vincere, pur muovendosi in un contesto normale, non eccezionale. È possibile costruire un contesto collettivo di lavoro dove ciascuno investe il proprio desiderio, il proprio talento, e dove questo desiderio e questo talento producono un’opera il cui senso, la cui forza, è evidente, tangibile. Questo considero un'ideale prosecuzione del dibattito aperto alla statale. Giuseppe

  3. 3

    cristiano dice:

    come sempre complimenti per la qualità del vostro lavoro. Veramente bravi e coraggiosi

  4. 4

    federico dice:

    Salve a tutti io sono un'utente dei servizi psichiatrici di Torino dal 2006 quando a seguito di una crisi psicotica ho infranto una vetrina, sono stato arrestato e dopo essere stato visitato da un medico psichiatra, vista la mia mancanza di collaborazione e il mio rifiuto di andare in ospedale, sono stato incarcerato per un mese, dopodichè sono stato tre mesi in una casa di cura, poi sono stato in due diversi gruppi appartamento, dove mi trovo tuttora. Sono considerato dalla magistratura pericoloso socialmente e per questo motivo dopo due anni e mezzo dal reato e diverse udienze sono ancora sottoposto al regime della libertà vigilata. Ho letto con attenzione la motivazione dell'ultima sentenza e la pericolosità sociale è stata confermata nonostante non si sia più verificato nessun episodio di aggressività da parte mia. Anche la mia psichiatra è rimasta abbastanza sconcertata da questa decisione perchè c'era scritto sulla motivazione che la pericolosità è stata valutata ancora esistente non in base alla gravità del reato, ma a causa della presenza di una patologia psichiatrica ancora in corso. Visto che al convegno si è parlato anche di pericolosità sociale volevo sollevare una questione: è giusto secondo voi che chi commette un'azione aggressiva UNA SOLA VOLTA debba essere bollato come pericoloso per così tanto tempo? Tutto ciò rischia quasi di diventare in alcuni casi una profezia che si autoavvera... Mi piacerebbe saperne di più su quali sono le pratiche che i partecipanti al tavolo sulla pericolosità sociale della regione lombardia vogliono mettere in atto. Se si tratta di prevenzione mi sembra un obiettivo abbastanza ridicolo visto che non credo che uno psichiatra possa leggere nella mente dei suoi pazienti e prevedere quelle che saranno le loro azioni e i loro comportamenti.

  5. 5

    DONATELLA dice:

    ..è STATO UN MOMENTO SIGNIFICATIVO E DI RIFLESSIONE...SONO D'ACCORDO CON GIUSEPPE CHE è NECESSARIO APRIRE STRADE NUOVE MA SOPRATTUTTO CONDIVIDERE UN'ETICA CHE POSSA INCIDERE NELLA QUOTIDIANITA' DELLA COMUNITA' TUTTA PARTENDO DA CHI E' IN PRIMA LINEA.. COMUNQUE TANTI MALATI SI PERDONO PER STRADA E TROPPA IGNORANZA AFFOLLA ANCHE LUOGHI SANITARIZZATI CHE PER PRIMI DOVREBBERO AVERE UNA SENSIBILITA' SUPERIORE...FACCIO PARTE DELL'AITSAM VENETO

  6. 6

    W Mancina dice:

    grazie, per l'oganizzazione dell'incontro e per come l'avete condotto. cordiali saluti w mancina

  7. 7

    franca dice:

    Ho trovato il convegno molto interessante soprattutto per il fatto che si è tentato un dialogo tra diversi saperi e mondi. Le varie posizioni che sono venute delineandosi nel corso del convegno non erano infatti proprie di un particolare settore e accessibili solo agli “esperti”, ma si trattava piuttosto di luoghi e posizioni umane e in questo senso trasferibili anche in altre pratiche. La sfida è stata ed è quella di aprire in questo modo un nuovo spazio di dialogo e azione. Credo che molte delle relazioni siano state significative in questo senso, ma penso anche che sia mancato un dialogo vero e proprio, come se alla fine ciascun relatore abbia preferito rimanere nella propria relazione, nel proprio intento. Anche il domandare sembrava qualcosa di molto raro e difficoltoso per tutti, professori e pubblico. Forse è la stessa modalità di ‘convegno’ che inibisce l’interrogazione, sarà importante ipotizzare per il prossimo altre modalità che possano aiutare (per esempio stimolare un dialogo a monte tra gli interessati e di preparazione all’evento, la costituzione di piccoli gruppi di discussione nella sessione pomeridiana...) In conclusione posso però dire che il convegno ha acceso o riacceso il desiderio di questo nuovo spazio, facendone intravedere una radura.

  8. 8

    Nicola dice:

    Ringrazio tutte le persone che hanno organizzato il convegno: dai membri della fondazione ai relatori a tutti i partecipanti. La giornata così strutturata credo sia stata molto edificante: il problema della salute mentale sta diventando sempre più un problema diffuso e quotidiano. Negli ultimi anni ho potuto farne piccola esperienza, avendo visto familiari parenti e conoscenti toccati da queste problematiche! Quindi, è sicuramente un bene che si aprano ulteriori spazi di discussione come quello di mercoledì. Purtroppo c'è ancora poca informazione...Inoltre, la particolarità di ogni singola esperienza di disagio psichico o malattia mentale è talmente variabile, caso per caso, da rendere sfuggenti le indicazioni generiche che pure sono necessarie. E' dunque importante confrontare le diverse esperienze per arricchirne la conoscenza. Infine,voglio ricordare che la malattia mentale spesso e in certe fasi (come quando comincia a sorgere)ha una zona grigia, di confine, limitrofa alla cosiddetta NORMALITA'.Questo confine, queta diga, deve contenere numerose pressioni e stress,in un campo di forze interagente con le pressioni sociali, le pulsioni individuali,le emozioni,i progetti di vita... Tutti questi movimenti si agitano nell'anima dell'uomo, in un equilibrio di forze che necessita di continui ritocchi, aggiornamenti, "update"! La personalità , il carattere, si mostra come qualcosa di stabile. In realtà, è la risultante di un equilibrio dinamico.Di un'armonia talvolta spontanea, talvolta da costruire. Quando ciò non si realizza, ecco sorgere le angosce esistenziali (tipiche anche di chi non soffre di malattia mentale) o, peggio, le malattie mentali. Su questi delicati equilibrio bisogna riflettere a fondo e dialogare molto, per il bene del nostro futuro. Io sono uno studente di filosofia all'università di Torino, vivo nella provincia di Biella. Chi è interessato a riflettere e dialogare con me su questi argomenti, può mandarmi una mail su kaputo.bro@libero.it e io sarò ben lieto di rispondere (durante le vacanze ritarderò un po'... comunque..) :)

  9. 9

    luca e valentina dice:

    salve, abbiamo partecipato al convegno e vorremo avere qualche indicazione bibliografica. In particolare riferiemtni su concetto di vuoto in psichiatria e in psicanalisi lacaniana. grazie mille

  10. 10

    andrea dice:

    Riflettendo sul "senso della follia" mi vengono in mente le parole del prof. Rossi il quale diceva che il lavoro che si fa con il malato deve ricondurlo o portarlo alla capacità di prendersi la responsabilità delle proprie azioni (in questo mi tornano alla mente anche le parole di un utente in pausa pranzo che dice "Romolo Rossi che ci ha dato dei criminali, perchè non sappiamo prenderci le responsabilità...che responsabilità poi?", un confine sottile che su gioca tra sano, malato e criminale, tutto intorno al concetto di repsonsabilità: sano criminale o pazzo innocente?) Il come possa avvenire questo processo mi risultava però un po' fumoso...Il prof "citava l'errore del salvatore" dove un uomo che porta il paziente "represso" a far sesso con una prostituta è la causa della morte del paziente stesso che si suicida quando l'infermiera lo minaccia di raccontare l'accaduto della madre. In questo Rossi dice che l'errore è dell'uomo che convince il paziente ad "accompagnarsi" alla signorina sebbene questi non sia ancora pronto a tale passo, sarebbe infatti pronto solo se trovasse la capacità di infischiarsene delle opinioni dell'infermiera e della mdare. Quello che sfugge qui è che l'infermiera (e forse anche la madre) sono proprio i soggetti che avrebbero dovuto (la madre) e dovrebbero (l'infermiera) portare il giovane a raggiungere quel grado di indipendenzae di responsabilità che il prof, giustamente, indica come segno di "sanità". La domanda è: come può l'oggetto che terrorizza e che utilizza il terrore nella propria pratica portare alla liberazione dal terrore stesso. Non ne ha evidentemente né la possibilità né tantomeno l'interesse. Per uscire da questo circolo perverso è necessario un cortocircuito, rappresentato nello specifico dall'uomo e dall'azione additati come causa della morte del giovane. L'esito è tragico e senza speranza, ma solo perchè tragiche e senza speranza sono le premesse. E' forse un errore, ma è solo l'ultimo di una lunga serie.

  11. 11

    giovanni dice:

    per le indicazioni bibliografiche di luca e valentina: oltre, naturalmente, al seminario VII di Lacan, l'etica della psicoanalisi, c'è Recalcati che ha scritto per Bruno Mondadori 'Il miracolo della forma', che, oltre ad essere interessante, anche se parla più di psicoanalisi che di psichiatria, contiene, mi sembra, tutti i riferimenti bibliografici.

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