Anche se è molto conosciuta, vuole farci una breve presentazione della vostra realtà?
In effetti, il WWF è la più grande associazione ambientalista nel mondo e opera in 96 paesi.
E' nata nel 1961 grazie alla volontà di alcuni naturalisti, in modo particolare da uno scrittore e naturalista, Peter Scott, colui che ha disegnato il simbolo del WWF, il panda, emblema di tutti gli animali in pericolo di estinzione.
Il WWF nel mondo conta più di 5 milioni di sostenitori. In Italia è nato nel 1966 per volontà di Fulco Pratesi, attualmente presidente onorario. In Italia, abbiamo oltre 200 sedi che operano sia a livello regionale che locale, abbiamo più di trecentomila iscritti, seicento gruppi attivi e centotrenta oasi, che coprono un totale di 40 mila ettari di territorio salvaguardato.
La missione del WWF è quella di fermare il degrado nel nostro pianeta e contribuire a costruire un mondo migliore in cui l'umanità possa vivere in armonia con la natura.
Qual è la vostra forma legale ed il numero del personale attivo?
Innanzitutto il WWF è un'associazione Onlus, apartitica, aconfessionale; al suo interno operano circa 150 dipendenti dislocati sia negli uffici che nelle oasi sparse in tutta Italia. In questa sede operano circa 30 persone tra dipendenti e consulenti, e in Italia è la seconda sede più importante - dopo quella nazionale di Roma - sia per la quantità di persone che vi lavorano sia per la varietà di attività che vi si svolge.
Il suo ruolo all'interno di WWF - Milano qual è ?
Sono responsabile per la sede di Milano dell'ufficio affari generali e lavoro al WWF dal 1981.
Siete entrati in contatto con i percorsi di inserimento lavorativo in ragione del numero di dipendenti, per l'obbligo di legge?
In realtà non solo per quello; abbiamo conosciuto il Club Itaca tramite una nostra collega e la cosa è nata un po' di pari passo: avevamo l'esigenza di dover ottemperare all'obbligo, loro ci hanno proposto un'iniziativa interessante e per noi sconosciuta e allo stesso tempo volevamo ampliare il lavoro alla reception.
Pertanto posso confermare che da questo insieme di circostanze è nata e si è resa fattibile questa esperienza iniziata ad ottobre dello scorso anno e che durerà quindici mesi.
Quali sono state le modalità di questo inserimento?
La ragazza che attualmente collabora con noi, ha avuto la medesima accoglienza prevista per gli altri membri dello staff, nel senso che quando una persona inizia a lavorare per l'associazione viene effettuato un percorso d'inserimento denominato "welcome".
E' l'ufficio delle risorse umane che presenta l'associazione alla nuova persona, che a sua volta viene fatta conoscere a tutto lo staff mediante una scheda di presentazione indicante le mansioni che svolgerà e la persona a cui afferisce.
Quali altri tipi di inserimenti avete realizzato?
Abbiamo avuto persone con disabilità sia motoria che psichica che hanno collaborato come volontari, per periodi molto brevi e senza compiti specifici, e che nella maggio parte dei casi sono state indotte a tali esperienze dalle rispettive famiglie con finalità prevalentemente di socializzazione.
Nel corso degli anni ci sono stati vari inserimenti, con mansioni differenziate secondo le tipologie dei disagi: ad esempio alcuni ragazzi provenienti da comunità per tossicodipendenti sono stati assistiti da un loro tutor e diretti ad attività di relazioni sociali, mentre a soggetti con forti disagi psicologici sono stati affidati compiti semplici di segreteria.
Qualche anno fa abbiamo avuto un ragazzo che aveva un disagio psicologico particolarmente forte, che ci ha costretto ad interrompere questa collaborazione.
Può dirci indicativamente il numero di queste esperienze di volontariato e la loro durata media?
Indicativamente il numero di persone che sono transitate, tra questa sede e quella precedente sono state 6.
Per quanto riguarda la durata media, in passato sono state comprese tra uno e tre mesi, con una frequenza di una volta la settimana o bisettimanale. Per l'ultima esperienza - circa tre anni fa - si è arrivati quasi a una volta al giorno.
Ritengo però importante che alle spalle ci sia un percorso, un accompagnamento, un obiettivo, e anche una preparazione per chi poi dovrà seguire il ragazzo/a.
In questo caso noi che operiamo con A. abbiamo avuto un percorso seguito da un tutor, mentre spesso ciò non è successo con gli inserimenti di tipo volontariato, incontrando in effetti maggiori difficoltà.
L'unico partner di cui ha sentito parlare è Itaca. Ma per questi altri ragazzi che hanno svolto attività di volontariato chi erano i vostri riferimenti?
In passato si è trattato soprattutto di soggetti presentati da conoscenti o amici. Questa è la prima vera collaborazione e di così lunga durata.
Nei casi precedenti si trattava di volontariato, in questo caso c'è retribuzione diretta o si tratta di borse lavoro?
La retribuzione è stata corrisposta sotto forma di borsa lavoro ottenuta dal Club Itaca.
Come è avvenuto l'inserimento? Per esempio: ha iniziato a lavorare subito full time oppure part time?
A. lavora quattro ore al giorno dal lunedì al venerdì ed è addetta alla reception e a lavori di segreteria. Per i primi quindici giorni abbiamo effettuato un inserimento graduale per farle conoscere il tipo di lavoro che avrebbe svolto, l'ambiente e le persone dello staff. Lungo tutto questo percorso è stata accompagnata sia dal tutor di Itaca sia da noi. Quando ci siamo accorti che A. era in grado di svolgere il lavoro in modo autonomo, la presenza del tutor è stata gradualmente ridotta.
Ora che A. è autonoma, il tutor non è più presente; in ogni caso, vista la tipologia del lavoro, viene costantemente supportata dallo staff.
Sarebbe interessante entrare nel dettaglio dell'esperienze di A. Può dirci qualcosa sul percorso che l'ha portata a lavorare oggi con il WWF.
Quello che so è che A. ha precedentemente svolto svariati lavori presso altre aziende, tra cui la Fnac. In questo caso, il suo tutor di Itaca, Francesco Baglioni, cercava un ambiente, il WWF in questo caso, che potesse essere il trampolino di lancio per poi inserirla nel vero mondo del lavoro.
Che clima ha creato l'inserimento di una persona con disagio all'interno dei vostri uffici?
La presenza con una persona con disagio ha richiesto particolari attenzioni alle specifiche esigenze, specie nel primo periodo di collaborazione, ma non ha alterato il clima all'interno degli uffici.
Operare in un ambiente senza suddivisioni fisiche ed all'interno di un organico contenuto ha senz'altro agevolato l'inserimento, sia perchè favorisce la socializzazione, sia perché vengono conosciute e condivise le attività svolte. Infatti A. ha dichiarato di essersi finora trovata molto bene con noi e di ritenersi soddisfatta dell'esperienza. Secondo me, questa opportunità, l'ha aiutata molto a livello di crescita personale ed autostima, e soprattutto ad avere un obiettivo. Dopo pochi mesi ci sono stati dei momenti di ricaduta però l'ho spinta a ritornare presto al lavoro.
Ha accennato ad un momento di crisi, questo ha avuto ripercussioni anche sull'ambiente lavorativo oppure no?
È stato un momento particolare ma che ha superato tranquillamente senza ripercussioni.
Considera la differenza psichica una potenziale risorsa?
Direi di sì, ma con alcune precisazioni. Infatti in passato mi è capitato di essere in contatto con persone affette da disagi psichici veramente forti, quindi molto difficili da gestire, soprattutto se il tutor non è presente e se chi opera con queste persone non ha una formazione adeguata.
Quindi voi siete promotori del ruolo del tutor on the job?
Personalmente sì. Secondo me il tutor ha un ruolo fondamentale, non solo deve accompagnare e guidare la persona nel suo percorso lavorativo, ma è una figura di rilievo in quanto è da interfaccia con l'ente.
Prima abbiamo parlato di un'esperienza negativa, possiamo sapere qualcosa in più? Cosa ha comportato questa difficoltà? Come l'avete gestita?
Parlo dell'ultima esperienza di volontariato: era un ragazzo che aveva forti disagi psichici, era già in cura da anni e praticamente non siamo riusciti a renderlo minimamente autonomo poiché aveva bisogno costantemente di una persona al suo fianco che lo rassicurasse e che gli spiegasse come svolgere il lavoro; era un impegno troppo grande, anche perché in questi casi bisogna dedicare tempo ed energie, ma quando il tempo richiesto è veramente tanto, la situazione diventa difficile da gestire.
Tenga presenta che era un volontario, si trattava di un'esigenza particolare della famiglia, non c'era un tutor e ci siamo trovati veramente in difficoltà.
Purtroppo, in seguito, abbiamo saputo che è stato nuovamente ricoverato in clinica.
Pertanto sono contraria a questo tipo di inserimenti, nel senso che trovo giusto creare un percorso con un obiettivo e prevedere la presenza di un tutor. Inserimenti occasionali e provvisori possono infatti non conseguire le finalità originariamente previste.
Ritengo inoltre importante formare le persone che avranno a che fare con questi ragazzi.
Abbiamo detto all'inizio dell'obbligo di legge, cosa ne pensa?
Lo trovo giusto anche se secondo me non sempre è fattibile soprattutto per le piccole aziende e non sempre di facile attuazione. Purtroppo c'è una diffidenza di fondo.
Ritengo inoltre che ci siano delle mansioni che possono essere svolte in autonomia, altre no, per cui bisogna valutare il disagio psichico della persona, nel senso che ci sono effettivamente dei problemi reali e oggettivi di cui tenerne conto.
In che senso ha parlato di opportunità?
E' giusto dare questa possibilità a queste persone perché alcune di loro hanno capacità o attitudini specifiche che possono essere evidenziate e valorizzate in un pertinente ambito lavorativo.