Vuole presentare brevemente la società e il ruolo che lei ricopre?
La Young & Rubicam fa parte del gruppo WPP, primo network mondiale di comunicazione.
L'agenzia nello specifico si occupa di advertising classico, per dirla in parole povere, la pubblicità che vediamo in televisione e leggiamo sui giornali.
Y&R è a sua volta un network mondiale presente in 81 paesi.
L'agenzia ha consolidato la sua posizione di leader nel settore della comunicazione integrata, quale coordinatrice di Y&R Brands, che a sua volta comprende strutture specializzate in ogni area della comunicazione, dall'advertising al direct marketing, al web marketing, dalle relazioni esterne alle promozioni.
Per quanto mi riguarda mi occupo del settore finanziario essendo il direttore amministrativo della società e dell'ufficio personale.
Come siete entrati in contatto con le realtà che si occupano dell'inserimento lavorativo di persone con storie di disagio psichico?
Nello specifico della legge 68, siamo stati contattati tempo fa dalla nostra sede di New York che ci ha segnalato questa realtà, presente anche in Italia.
In questa occasione ho potuto incontrare il responsabile mondiale del progetto e parlando mi ha fatto conoscere il Club Itaca.
In seguito, dopo essere entrato in contatto con loro, ed esserci resi disponibili ad avviare per loro anche un progetto di comunicazione no profit, ci siamo avvicinati ad un mondo per noi sconosciuto, quello appunto del recupero delle persone e del loro reinserimento nella società.
Perciò il contatto è nato per conoscenze-amicizie e non come conseguenza dell'obbligo di legge della 68?
Naturalmente anche noi abbiamo obblighi di legge come tutti, ma credevamo nel progetto Itaca per cui abbiamo unito le due cose provando appunto ad inserire una persona che arrivava dal Club Itaca.
Questa esperienza è stata per adesso la prima e l'unica? Quando è iniziato questo percorso?
Al momento è la prima ed unica e da otto mesi questa persona è in staff presso l'ufficio del personale, con un lavoro ben preciso e specifico, occupandosi di seguire il processo di compilazione dei Time Sheet, strumento con cui misuriamo le nostre performance sulla base di tempi lavoro, per cui ne verifica l'inserimento, il recupero delle firme di approvazione ed il sollecito di quelli non pervenuti.
Si tratta di un processo standardizzato , richiesto dalla normativa SOX per le società quotate in Borsa, e nello specifico avevo bisogno di una persona che lo seguisse esclusivamente in quanto richiede attenzione, precisione e continua applicazione.
In questo momento questa persona è qui da voi sotto quale forma contrattuale?
Come inizio si tratta di un part-time, il livello è il B2 settore commercio.
C'è stato un periodo di stage di tre mesi nei quali la persona ha potuto comprendere il ritmo del lavoro, dopodichè abbiamo stipulato un contratto a progetto con assunzione a tempo determinato per un anno, al seguito del quale ci sarà sicuramente l'assunzione.
L'inserimento è avvenuto con un part-time da subito?
La persona ha iniziato prima con tre ore al giorno passando progressivamente a 25 ore settimanali, edurante il primo periodo è stato affiancato da una persona che conosceva già questo lavoro.
Non era presente nessun'altra figura di tutore all'inizio?
Il processo è iniziato con l'intervento del tutor, il dott. Francesco Baglioni, che è venuto personalmente in agenzia a capire il funzionamento del lavoro e verificare che la persona fosse in grado di svolgerlo, spiegandolo poi alla stessa ed affiancandolo sul lavoro per una settimana.
Stimo molto il dott. Baglioni ed apprezzo il suo lavoro, non nascondo tuttavia che all'inizio la persona aveva bisogno di tempo per l'inserimento essendo molto esuberante e volendo partecipare attivamente a tutto confondendo un po' compiti e ruoli. Anche in questo Itaca ci ha aiutato attivamente a risolvere insieme i problemi incontrati all'inizio.
Quindi mi sembra di poter affermare che dal punto di vista profit il ruolo svolto da R. soddisfi le esigenze lavorative e professionali dell'azienda. Volevo sapere se ha anche cambiato in qualche maniera il clima lavorativo, soprattutto nell'ufficio in cui è stato inserito, dove è più presente.
Come ho appena raccontato, a parte il problema iniziale, ora sembra funzionare anche se non nascondo che all'inizio eravamo un po' preoccupati perché effettivamente era una cosa che affrontavamo per la prima volta.
Non nascondo che probabilmente quel tipo di atteggiamento che lui ha avuto nel primo periodo si sarebbe risolto diversamente se le persone non avessero saputo della sua particolare condizione, per cui dei pregiudizi ci sono sicuramente.
Nella nostra azienda abbiamo inserito sette disabili, con caratteristiche diverse naturalmente da quelle che sono le malattie a livello mentale e quindi il non conoscere la reazione ad un eventuale rimprovero o richiesta ha destato un po' di preoccupazione.
Però di fatto questa concezione, scaturita da un pregiudizio, è stata smentita?
Assolutamente, al momento è tutto rientrato e ora tutti gli vogliono un gran bene perché è una persona energica, sempre con il sorriso sulle labbra.
Va comunque riconosciuto il metodo e la collaborazione iniziale con il Club Itaca che ha rasserenato l'ambiente ed era presente nel momento in cui c'è stato bisogno di risolvere quel piccolo problema facendoci vivere questo inserimento in modo assolutamente normale e poco traumatico.
Quali rapporti avete con le istituzioni che si occupano dell'inserimento dei disabili?
Siamo rimasti piacevolmente sorpresi da come la Provincia ponga una particolare attenzione rispetto all'inserimento delle persone con malattie mentali all'interno di una azienda, agevolando tutte quelle che sono le burocrazie del caso , infatti dovremmo ottemperare all'assunzione di un'altra persona, ma per il fatto di aver assunto un disabile mentale, ci sono stati dati due anni di convenzione invece di uno in modo tale di poter inserire questa persona adeguatamente.
Cosa pensa dell'obbligo di legge?
L'inserimento di un disabile psichico è evidentemente più complicato rispetto ad un disabile fisico, ed essendo anche loro in graduatoria l'azienda si trova in qualche modo a dover decidere, spesso optando per il disabile fisico, più facile da gestire. Devo invece affermare che mi reputo soddisfatto della scelta fatta, soprattutto dal punto di vista etico.
Nel nostro settore, cioè quello della comunicazione, che di per sè è un ambiente abbastanza informale , le persone sono più propense ai rapporti interpersonali e quindi, l'inserimento di una persona di questo tipo è anche più facilitato.
Nel momento in cui mi è arrivata la proposta, mi è sembrato quindi giusto dare una possibilità ad una persona che altrimenti avrebbe fatto più fatica ad inserirsi altrove.
Sicuramente se dovessi procedere con un altro inserimento mi appoggerei di nuovo al Club Itaca perché approvo i loro progetti ed i loro metodi.
Al di là delle esigenze dell'azienda, non tutti gli uffici all'interno sono adatti per l'inserimento. Volevo sapere se ha avuto difficoltà a trovare l'ufficio specifico.
Diciamo che nel caso specifico esisteva un'esigenza lavorativa in un'area in cui la persona si sarebbe potuta inserire nel modo adatto. E' chiaro che in altri reparti più front-line come i contatti con i clienti e la creatività la scelta diventa più difficile, ma sicuramente possono essere di supporto ad essi.
In grandi realtà, aziende con un significativo numero di dipendenti, abbiamo rilevato che spesso l'inserimento, se riuscito, ha dato un valore aggiunto sotto il profilo motivazionale. Si parla oggi della possibilità di quantificare il valore aggiunto che si crea nel vedere contribuire al percorso di crescita di una persona in difficoltà.
non ha mai manifestato nulla a riguardo, è già probabilmente molto più avanti, ma devo dire che pensandoci, potrebbe essere vero.
Senza dubbio ho dovuto studiare per lui un inserimento che avesse anche degli orari consoni , visto che in altri reparti si lavora spesso sino a tarda serata. La motivazione del personale al recupero dei disabili dovrebbe essere più facilmente riscontrabile in aziende ben strutturate, che lavorano con tempi standard e dove le persone hanno ritmi meno pressanti e tali da permettere un maggior tempo da dedicare al recupero di queste persone.
Non crede che un dipendente, qualsiasi ruolo rivesta, guardi con occhio un po' differente un'azienda che oltre a seguire la sua mission si assume una responsabilità sociale? E' possibile secondo lei considerate questa, al di là dell'obbligo di legge, come nuda pratica di corporate social responsabilità?
La nostra azienda non redige un bilancio di Corporate Social responsability anche se tutte le iniziative in tal senso vengono riportate al gruppo di riferimento che redige un rapporto annuale di tutte le iniziative promosse a livello modiale. C'è comunque, da parte del gruppo, una forte spinta riguardo a questo aspetto e un occhio molto attento alla Corporate Social responsability.